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i nostri soldi
di Rosella De Leonibus candidata per la circoscrizione CENTRO
per il Consiglio di Indirizzo dell’ENPAP
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Una visone d’insieme del problema
della redditività dei nostri contributi ENPAP, per formulare una cornice di inquadramento
delle scelte di investimento, base
fondante per tutte le altre attività. Per decidere come investire il proprio
denaro, occorre avere molti dati, e soprattutto per fare scelte ponderate,
occorrerebbe poter contare su una situazione abbastanza stabile sulla quale
poter fare previsioni a lungo termine. Purtroppo invece il quadro di
riferimento attuale è esattamente l’opposto.
La forte accentazione di mercurialità dei
mercati finanziari in tutto il 2007 e il 2008 avrebbe dovuto imporre, come minimo
un monitoraggio approfondito e costante. Ma cosa monitorare? Questa area è
difficilissima da monitorare, non per difetto, bensì per eccesso di dati,
fino a risultare talmente sovraccarica da essere illeggibile. primo: non perdere capitale! Si trattava allora di fornire agli
esperti finanziari indicazioni generali sulle opportunità di investimento e
sui vincoli da rispettare, primo tra tutti quello della rivalutazione dei
montanti, cioè assicurare, come prevede la legge, almeno la redditività
minima prevista per ogni anno per i versamenti pensionistici dei colleghi. Ma fornire indicazioni sulle
opportunità e i vincoli è cosa ben diversa anche ad un mandato in bianco ai
gestori finanziari, i quali, si sa, per contratto, “vincono” un bonus se ci
fanno guadagnare più di quello che hanno promesso, ma non pagano nessuna
penale se invece sbagliano le previsioni e ci fanno perdere quasi tutto il
patrimonio netto dell’Ente. Bisogna leggere le variazioni al bilancio
consuntivo 2008 approvate dalla attuale maggioranza in ottobre 2008, per
rendersi conto che il patrimonio netto dell’Ente è stato completamente eroso
dagli investimenti sbagliati perseguiti dalla maggioranza del Consiglio di
Amministrazione con l’aiuto dal gruppo della finanza creativa composto da una
trojka di psicologi (Crispino, Capranico,
Barracco) che si sono diventati d’improvviso gli
esperti da consultare in materia di finanze, e il risultato si vede. Tra l’altro questo gruppo di finanza
creativa, istituito dall’oggi al domani a colpi di maggioranza, ha esautorato
di fatto il gruppo di lavoro investimenti del Consiglio di Indirizzo, nel
quale, guarda caso, eravamo presenti noi consiglieri AUPI: Ma quando si governa a colpi di
maggioranza, è possibile questo ed altro. In questo caso è stata la stessa
maggioranza che ha governato l’ENPAP a rinunciare alla sua responsabilità,
che, tra l’altro, è di carattere istituzionale. il bilancio dei sogni e la cruda
realtà A fronte di una battaglia decisa e
precisa in Consiglio di Indirizzo portata avanti da noi consiglieri della
componente AUPI, dove con numeri e dati alla mano (basta leggere i verbali
delle riunioni del Consiglio di Indirizzo, per verificare!), la dirigenza
uscente ha perpetrato una gestione incongrua degli investimenti del patrimonio
dell’Ente, negando fino all’ultimo la realtà e la portata della crisi
finanziaria internazionale. Basta confrontare il verbale della seduta dove la
maggioranza uscente ha approvato un bilancio di previsione per il 2009, che è
semplicemente illogico. I conteggi sono basati su una
previsione positiva di sviluppo del P.I.L. nazionale per il 2009 pari a più
di due punti percentuali, attenzione, in crescita! E questo documento non è
stato predisposto anni fa, in tempi non sospetti, bensì ad ottobre 2008, dopo
il crollo delle borse di mezzo mondo. E tra l’altro i conti sono basati su
un calcolo del patrimonio netto dell’Ente che non contabilizza le perdite
patrimoniali di decine di milioni di euro dovute alla gestione della
maggioranza uscente, peraltro contabilizzate invece nella delibera di
assestamento del bilancio 2008, approvata la volta precedente. Alla attuale
dirigenza basta non riassestare a fine anno il bilancio dell’anno in corso e
aspettare di vedere i buchi neri a consuntivo, tra qualche mese. La destra
non sa quel che fa la sinistra, cioè i conti sono un’opinione, o meglio, il
libro dei sogni, la fiaba da raccontare agli ingenui. gestioni cieche e responsabilità
negate Ma, una volta evidenziate le vistose e
incredibili (?) cecità della gestione uscente, pensiamo adesso al futuro. Per garantire una redditività adeguata ai nostri versamenti
previdenziali occorre .una formula di investimento che innanzitutto rifugga
come la peste ogni avventura borsistica. Siamo un Ente previdenziale, non un
tavolo del Casinò. Ogni tentazione di aumentare la
redditività alzando l’esposizione al rischio, è semplicemente una violazione dello Statuto dell’Ente di
Previdenza e della sua ragione d’essere. Quindi le scelte di investimento
dovranno andare verso la garanzia totale del capitale, verso contenuti di
finanza etica e sostenibile, che tra l’altro sono usciti in ottima forma
dalla tempesta finanziaria, e verso scelte di investimenti immobiliari, per
poter garantire un livello sicuro e solido di redditività. Un primo lato della cornice sembra
definirsi: per gli investimenti una gestione diretta è inopportuna e
avventuristica, perché non è possibile
far riferimento all’interno dell’ENPAP ad una competenza professionale specifica.
Serve invece assumere uno sguardo attento ed informato, che permetta di
costituirsi come interlocutori non passivi rispetto alla Società di gestione.
A noi sta descrivere cosa vogliamo, al gestore sta realizzarlo al meglio, e
rispondere dei risultati, soprattutto quando non vengono realizzati. Individuare il profilo di rischio
adatto al contesto: non è questo forse uno dei compiti più importanti che
l’ENPAP deve svolgere? E non è forse responsabilità del gestore gestire,
appunto, l’attuazione di queste scelte? chi controlla i controllori? Ma veniamo ad un altro tema assai
delicato. La scelta di utilizzare i servizi di
uno specifico gestore tecnico per gli investimenti dell’Ente è frutto di una operazione di valutazione dove una
delle variabili chiave resta, e deve restare,
l’attribuzione di un mandato su base fiduciaria. Ciò non significa che
se ne lascia incontrollato l’ambito e la portata delle decisioni. Anzi, si tratta di ricollocare una
bella fetta di responsabilità in capo al gestore stesso, nella presunzione
che questi la possa assumere anche a
vantaggio della propria immagine, del proprio curriculum, e non solo della
propria fetta di percentuale sulla redditività. Questi rappresentano, tra l’altro, gli
elementi su cui trova sostegno la scelta di un dato interlocutore
professionale piuttosto che un altro, ed è chiaro anche come la fiducia che
sta alla base di questo rapporto si fondi su questi elementi. Se ci si volge verso strumenti
finanziari a capitale garantito, il ruolo del gestore si definisce in modo
più tecnico, più facile da controllare e verificare. La valutazione può
avvenire in modo trasparente, chiaro, sul piano dei risultati concreti, non
sul “libro dei sogni” che, con ritardi di uno o anche due mesi, l’attuale
consulente redigeva per tentare di farci stare tranquilli in tempi di
uragani. Un altro degli elementi che dobbiamo
verificare nel monitorare le scelte del gestore può essere il seguente: come
questi integra nel suo operato una lettura di medio-lungo
termine delle variabili macroeconomiche? Oppure dovremmo arrivare a
immaginare che anche il nostro gestore potrebbe essere colto dal vezzo, in
epoca di ribassi, di lavorare pro domo propria, come alcuni agenti di borsa
diventati purtroppo famosi, che hanno lucrato sui ribassi dei titoli col
giochino delle tre carte dei futures vendendoli
prima di averli acquistati? identik it degli
iscritti dei prossimi anni La cornice, per in inquadrare bene il
soggetto, deve necessariamente avere più di un lato... Ecco il primo. Nel lungo periodo, non possiamo ignorare
che, almeno per i prossimi anni, tra i nostri iscritti aumenteranno
numericamente i contribuenti che versano, ad un tasso molto superiore
rispetto ai colleghi che raggiungeranno l’età pensionabile. Questo aumento numerico è prevedibile anche
in relazione al blocco delle assunzioni nel settore pubblico, e alla
crescente precarizzazione del lavoro dipendente. In poche parole, in epoca di
mancate assunzioni, il popolo delle partite iva crescerà, ma si tratterà
probabilmente di classi di reddito basse, se non addirittura marginali. La crisi economica ci obbliga anche
ricordare che i redditi medi dei nostri iscritti, già ai minimi storici se
paragonati a quelli delle altre professioni, probabilmente non aumenteranno
in valore assoluto, almeno nei due o tre prossimi anni. Forse addirittura
potrebbero anche diminuire, rispetto alle medie annue pro-capite. Occorrerà
mettere in atto politiche di esenzione, che rispettino la logica, non
caricando il contributo minimo ENPAP su chi non va oltre speranze, per il momento. L’altro fattore da monitorare con
dettagliata attenzione è la composizione demografica degli iscritti. Donne
all’80% circa, e abbastanza giovani per circa due terzi. Man mano che la
bilancia si sposterà dal versante riscossione dei contributi a quello dell’erogazione
delle pensioni occorrerà conseguentemente riorientare
prontamente le strategie temporali degli investimenti. scelte etiche e sostenibili negli
investimenti Un secondo lato della cornice è il
versante etico. Se e quanto le scelte di investimento del gestore rispondono
ai requisiti di sostenibilità in termini etici, che hanno rappresentato e
rappresentano uno dei punti forti del
nostro schieramento, è un altro degli elementi delle scelte di investimento
da monitorare, e di cui chiedere stretto
conto al Gestore. L’investimento verso i re delle Borse, non ha premiato
nessuno. È ora di un cambio di rotta deciso verso la finanza etica. Non è inutile sottolineare qui come il
versante etico riguardi anche il rapporto fiduciario tra ENPAP e gestore, e a
maggior ragione il rapporto tra ENPAP e iscritti… servizi assistenziali reali, non sulla
carta Soltanto in
presenza di buon assetto degli equilibri finora delineati si può
pensare ad implementare i servizi di tipo assistenziale a favore degli iscritti. Questa è la base,
i servizi sono il valore aggiunto, il plus, e se si radicano su una base
siffatta, i servizi hanno un senso. Ne avrebbero uno diverso se la base
venisse trascurata a favore di politiche che scegliessero di privilegiare
l’immagine dell’ENPAP senza tutelarne la sostanza. ma di questo abbiamo già
scritto altrove (vedasi su questo sito l’articolo
”La fragile stampella del grande colosso”, redatto dalla sottoscritta e già
pubblicato su Psychologos) investimenti collettivi: visibilità e
trasparenza Il terzo lato della cornice è
rappresentato dall’allargamento della base contributiva. E’ di tutta evidenza, analizzando i
dati riportati nelle relazioni aggiuntive ai bilanci di questi ultimi anni, come
la base contributiva abbia ancora una dimensione alquanto “minimalista”, per
dirla con un eufemismo. Ciò apre un ulteriore tema: sono
maturi i tempi per sollecitare e sostenere il formarsi di una cultura
economica nella nostra professione, una competenza più precisa a leggere e
gestire questa parte della professione, in modo tale che i contributi ENPAP
non vengano più semplicemente subiti o tollerati come una gabella, ma come
una base economica di visibilità e di tutela della categoria, come investimento
collettivo e come componente dell’identità professionale. E cosa deve garantire l’ENPAP agli
iscritti in termini di trasparenza, accesso agli atti e affidabilità perché
l’iscritto possa vedere l’Ente previdenziale non come un esattore, ma come un
erogatore di servizi qualificati e accessibili?. Cosa sa l’iscritto medio di queste
faccende? Oppure come riesce ad accedere a questo livello di informazioni?
Come motivarlo a formarsi una cultura in questo senso? Come sostenere la
fiducia di decine di migliaia di iscritti che affidano all’ENPAP i loro
scarsi risparmi per ricevere pensioni che è benevolo definire ridicole? Noi abbiamo in mano progetti concreti,
molto più sostanziali della produzione, da parte dell’attuale maggioranza
dell’ENPAP, di un notiziario ogni qualche mese. Con una gestione più
trasparente e più attenta agli interessi degli iscritti, versare i contributi
per la pensione può diventare qualcosa di diverso da un male necessario, e
magari configurarsi anche come un aspetto sostanziale della costruzione di
quell’appartenenza su cui è fondata la forza contrattuale di una categoria
anche sul piano politico. la professionalità passa anche dal
tariffario L’ultimo lato della cornice, ma come
capita spesso agli ultimi, è anche quello determinante, è rappresentato dalla
necessità di attivare e sostenere negli iscritti una cultura imprenditoriale,
anche nella dimensione micro. Non certo per giustificare avventurismi negli
investimenti o per assolvere errori di gestione. Invece una cultura
imprenditoriale serve per incoraggiare e sostenere nei colleghi un rapporto
meno timido col denaro, anche rispetto all’applicazione di tariffe dignitose
e alla riscossione delle parcelle, e per sostenere un’ attitudine attiva
davanti all’Ente di previdenza, davanti al legislatore, davanti ai Ministeri. Per compiere questo passo, il
professionista non può essere solo, ha bisogno di fare gruppo, ha bisogno di
una rappresentanza sindacale, politica, che sostenga e tuteli i suoi
interessi. Per esempio per aprire una trattativa
coi Ministeri sulla doppia tassazione a cui sono sottoposti gli introiti
derivanti da investimenti…o sulla applicazione
degli indici di redditività (il cosiddetto “redditometro”) a cui sono
confrontati, a livello di controllo fiscale, anche i redditi anche del più
marginale dei colleghi. Senza parlare poi del grande tema
della ridefinizione del sistema previdenziale, che oggi è in grado di
garantire ai colleghi solo una vecchiaia di fame, con pensioni medie pari a
meno della metà della pensione sociale sostegno all’avvio della professione Possedere una cultura imprenditoriale,
poggiata sulla percezione precisa della propria realtà di operatori
libero-professionali, significa attendersi dei redditi adeguati dal proprio
lavoro, e significa anche però che questi non saranno mai del tutto
garantiti. Sostenere positivamente l’assunzione
di questo rischio significa aiutare i colleghi non con elemosine in caso di
guai grossi, ma con prestiti, garanzie bancarie, servizi fiscali e di
avviamento alla professione, in stretto raccordo con gli Ordini
professionali. La nuova ENPAP che noi vogliamo può
fare da sostegno agli iscritti su questo piano, può assumere con piglio
deciso questa funzione di promozione e tutela. Stabilire una cornice è ancora un
fatto iniziale. Occorre poi dipingere il
quadro. E cioè realizzare, tramite le
elezioni, un rinnovamento della maggioranza e della politica dell’ENPAP, per
attuare al più presto quelle scelte che tutelino il nostro risparmio. Definire con chiarezza i contorni,
serve a poter verificare il lavoro successivo. Anche se la maggior parte di compiti
dell’ENPAP sono di natura tecnico-finanziaria, questo lavoro, svolto nelle
sedi istituzionali, potrà essere
accuratamente verificato e valutato. Vogliamo fiducia su un progetto, non
abbiamo mai apprezzato i mandati in bianco. |
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